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"Gli errori delle donne (in amore)" di Giorgio Nardone


La Terapia degli Attacchi di Panico Giorgio Nardone a Ordine Psicologi Lombardia

PROBLEMI PSICOLOGICI

Disturbi d'ansia
Attacchi di panico con o senza agorafobia, ansia da prestazione, fobia sociale, disturbo post-traumatico da stress, fobie specifiche.
Ossessioni ossessioni,compulsioni,dubbio patologico,ipocondria, dismorfofobia, disturbi somatoformi.
Depressione (varie forme)
Disordini alimentari Anoressia,Bulimia,Vomiting,Binge Eating.
Problemi relazionali Coppia,Genitori-Figli, Lavoro,Contesti sociali
Problemi dell'infanzia e dell'adolescenza Deficit attentivo, disturbo oppositivo-provocatorio, mutismo elettivo,disturbo da evitamento, ansia da prestazione, fobia scolare,ecc.
Disturbi sessuali
Difficoltà di erezione, eiaculazione precoce, vaginismo, dispaurenia, disturbi del desiderio.
Dipendenze da Internet chat,shopping,scommesse,sex online,Information addiction

L'APPROCCIO STRATEGICO

 
Oggi i problemi personali e relazionali, grazie alla ricerca, non richiedono necessariamente interventi lunghi, costosi, o faticosi. Ora si può risolvere efficacemente in tempi brevi.

 

 Attraverso l'approccio strategico, infatti, è possibile mettere a punto ed applicare strategie di intervento capaci di produrre cambiamenti rapidi e risolutivi che vanno alla radice del problema e ne smantellano i meccanismi e le logiche che lo mantengono.
I cambiamenti stessi, che avvengono a livello percettivo, rivelano poi "come" i sistemi umani avevano costruito i problemi e come persistevano nel mantenerli. Ciò significa che possiamo conoscere il funzionamento dei problemi proprio mediante quelle soluzioni che hanno "funzionato", cioè quelle che hanno prodotto i risultati voluti, secondo i criteri della ricerca-intervento.

In questo senso l''approccio breve strategico ha introdotto una prospettiva decisamente innovativa e "rivoluzionaria" rispetto alle  forme convenzionali di intervento sia in ambito psicologico che in altri ambiti (G.Nardone e P.Waztlawick, 1990), dando origine non solo ad una serie di modelli di intervento efficaci ed efficienti, ma ad una vera scuola di pensiero. Il procedimento che guida il cambiamento è cambiato: non si tratta più di capire per poi cambiare, bensì di cambiare prima per poter capire poi.
Ciò ha avuto successi ed esiti particolarmente eclatanti nel settore clinico e successivamente in quello educativo, manageriale ed organizzativo, del coaching e della performance..    

 

 

   

 ORIGINALITÀ  [torna su]

Connotato in maniera fortemente pragmatica, l'approccio strategico è orientato a trovare le soluzioni più che le spiegazioni. Esso non discende da teorie precostituite sulla natura umana o sulla personalità e non utilizza etichette diagnostiche.

Al contrario si muove per obiettivi, si flessibilizza strada facendo nel perseguirli ed utilizza quelle logiche non ordinarie (logica del paradosso, della contraddizione, della credenza) che caratterizzano l'essere umano e la sua vita quotidiana, al di là delle spiegazioni razionali che l'uomo stesso, autoingannandosi, dà dei propri comportamenti, pensieri, emozioni.

 


CARATTERISTICHE [torna su]

L’approccio strategico evoluto si distingue per alcune importanti differenze rispetto agli approcci tradizionali della psicologia clinica, della psichiatria, della psicoterapia.

Mentre tradizionalmente l’oggetto di indagine è il singolo individuo, i suoi vissuti e contenuti, la sua personalità, l’approccio strategico non considera la singola persona come a sè stante, bensì in continua relazione con se stessa, con gli altri e con il contesto. (prospettiva sistemica).

In un sistema di relazioni “non si può non comunicare” (Watzlawick,P.,Beauvin,J.H, Jackson,D.D.,1971,Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma), ovvero è inevitabile influenzarci a vicenda, in una sorta di manipolazione inconsapevole.

Questo fenomeno è di tipo circolare, cioè segue una logica cibernetica (Foerster,H,von, 1973, Glasersfeld,E.von,1995) ) in cui non è più possibile distinguere una causa ed un effetto, poiché un soggetto influenza l’altro e l’altro il primo, in un circolo ‘virtuoso’ (adatto, funzionale) oppure  ‘vizioso’(non adatto, disfunzionale)  di interazioni.

È proprio attraverso queste interazioni (queste esperienze) che la mente costruisce la propria 'realtà' (realtà dei significati attribuiti alle cose) e incosapevolmente costruisce quelle 'gabbie' e quei limiti percettivi che poi è costretta a subire. (epistemologia costruttivista).

In particolare, attraverso le esperienze di interazione, la mente costruisce i criteri e le modalità con cui interpretare la realtà, ovvero le proprie abitudini a percepire la realtà in un certo modo e a reagire ad essa (sistema percettivo-reattivo). Le abitudini, una volta instaurate, tendono ad essere ripetute per un fatto di economia mentale, anche quando esse non sono più adatte alla situazioni e procurano disagio (tentate soluzioni).

Il nostro sistema percettivo reattivo funziona come un filtro che seleziona i significati da dare alle cose, come una cornice che inquadra un fenomeno interpretandolo in un senso o nell’altro, secondo i propri criteri (emotivi, motivazionali, logici, valoriali e secondo gli stati della mente).

L’approccio strategico interviene a modificare questa griglia di lettura, questo filtro, quando esso diventa rigido e disfunzionale. In altri termini, l’approccio strategico  interviene nei sistemi umani ( l’individuo o i gruppi) per modificare la percezione, i meccanismi e modi di interagire, i processi di attribuzione dei significati, e per costruire altre prospettive da cui guardare alla realtà, altre cornici percettive con cui inquadrare le cose in modo più funzionale.

Lo scopo dunque non è la né descrizione di una situazione-problema, né la sua mera spiegazione causalistica, bensì il cambiamento percettivo, l’eliminazione di ciò che crea un disagio o un limite. 

Nell’attuare i cambiamenti l'approccio strategico procede seguendo le modalità più ‘naturali’ con cui l’essere umano impara e cambia, ovvero inizia dal sentire e dal percepire (cioè da un’esperienza emozionale correttiva), poiché se cambia il sentire, cambia anche il comportamento, l’interagire e infine anche la consapevolezza.  

E’ un cambiare per poi capire, un imparare facendo. Nell'approccio strategico non si conosce per cambiare (come negli approcci tradizionali), ma si cambia per conoscere.

Si comprende come ciò sia lontano dalle logiche lineari causalistiche e aristoteliche, nonché dai processi tipici dell’anamnesi e delle definizioni-etichette diagnostiche (poiché si guarda ai processi, ai meccanismi) e dalle formule generali o dalle teorie a priori. Ogni caso è un caso a sé, con meccanismi propri e soggettività specifiche, e l'intervento è come un vestito cucito su misura.

L’approccio strategico, dunque, non possiede teorie forti ed evita di averne, poiché esse spesso sono lenti deformanti che analizzano, interpretano e  impediscono di vedere veramente ciò che l’altro sente e pensa.

Al contrario l’approccio strategico procede per obiettivi accordati, insegue i risultati e le soluzioni e, strada facendo si flessibilizza per perseguirli, secondo le fasi che il cambiamento attraversa e richiede.

Per i motivi che abbiamo evidenziato, l’approccio strategico utilizza diverse forme di comunicazione, tra cui la comunicazione persuasoria che evoca sensazioni ed emozioni producendo cambiamenti non solo per via razionale, ma per altre vie (analogiche, evocative, emotive, etc.).

In particolare, ciò che si discosta maggiormente dai metodi tradizionali e fonda  l’originalità e il successo dell’approccio strategico, è l'utilizzo di logiche non ordinarie, una caratteristica basilare dell'approccio strategico. In altre parole, nel perseguire un cambiamento più funzionale, l’approccio strategico utilizza le logiche non ordinarie, una branca della logica matematica conosciuta come logica ‘strategica’ (Elster, 1979, 1985); Da Costa, 1989; Nardone, Salvini, 1977; Nardone, 1998; Nardone et al., 2000). Esse si possono raggruppare in tre macroaree rispetto ai criteri operativi: la logica del paradosso, della contraddizione, della credenza.

Queste logiche sono comuni agli esseri umani e tutti noi le utilizziamo nella vita quotidiana. Intendiamo dire che tutti siano  ‘normalmente’ paradossali, contraddittori,  e che tutti prendiamo decisioni e operiamo in base ad assunti (credenze) non verificabili  per poi cambiare opinione e correggere il tiro se è necessario.
Il punto è che, altrettanto tipicamente, non ammettiamo di esserlo e, educati alle logiche aristoteliche, non tolleriamo l’incoerenza, l’ambiguità, l’incongruenza tra azioni e reazioni, la contraddizione tra le nostre emozioni e ciò che pensiamo sia giusto, vero o sbagliato.
Quindi preferiamo raccontarci ‘razionalmente’ le cose e i vissuti,  trovare cause, colpevoli, giustificazioni e spiegazioni,  e costruire dei potenti autoinganni, pur di non ammettere che nell’essere umano l’essere in contraddizione è la regola, non l’eccezione.

L’approccio strategico, utilizzando queste logiche, permette di interrompere velocemente i circoli viziosi in cui si è finiti, e di far calzare la logica della soluzione alla logica del problema, come si fa con un vestito su misura, di individuare il criterio di intervento, lo strumento e la manovra più efficace (quanto al risultato) e più efficiente (quanto ai tempi e ai costi/benefici ).

La sistematizzazione di questi aspetti concettuali e caratteristiche operative in un ‘modus operandi’ articolato ma organico, rigoroso ma flessibile, l’impiego della ricerca-intervento sul campo hanno permesso a Giorgio Nardone e ai suoi collaboratori di mettere  a punto un  Modello strategico evoluto, nuovo e originale, estremamente efficace ed efficiente dal quale discendono diversi modelli  di intervento, protocolli mirati e autocorrettivi (in vista degli obiettivi), trasmissibili, ripetibili, e in continuo perfezionamento,  In questo modo i modelli di intervento strategici di Giorgio Nardone sono divenuti un punto di riferimento per la prassi terapeutica e per quanti sono interessati ad operare cambiamenti e miglioramenti  nei diversi settori..

 

 I VANTAGGI DELL'APPROCCIO STRATEGICO [torna su]

La continua ricerca sul campo e il progressivo affinarsi degli strumenti impiegati hanno reso l’intervento strategico simile ad un prodotto tecnologicamente avanzato, che ha in sé qualcosa di apparentemente semplice e di affascinante, ed è nel contempo funzionale ed efficace.

è sicuro, perché messo alla prova sperimentalmente, conosciuto, pubblicato, già usato in migliaia di casi;

segue linee guida e protocolli specifici per ogni problema, già collaudati per casi analoghi (per tipo di 'funzionamento', logica di persistenza e tipo di resistenza al 
cambiamento);

agisce in tempi brevi, perché va subito alla radice del problema e ne blocca la logica di base, sia essa costruita di recente o sia il frutto di un passato 
remoto;

dà risultati duraturi, perché confermati da controlli ripetuti, fino a un anno dopo la fine del trattamento;

non cambia la personalità o il carattere, ma solo il ‘modo’ di vedere le cose che non funziona;

agisce primariamente sul ‘sentire’ (più che sul capire), perché se cambia la percezione delle cose (il sentire), cambia anche la reazione emotiva, quella
comportamentale e, infine, anche la comprensione;

non utilizza etichette diagnostiche, ‘analisi’ o interpretazioni, nè lunghi ragionamenti, spiegazioni o rivisitazioni di vissuti passati;

agisce nel presente con logiche non convenzionali e manovre che non richiedono sforzo;

è un ‘imparare facendo’, un ‘capire’ attraverso il cambiare, uno ‘scoprire insieme’ nuove prospettive con il terapeuta/problem solver ;

si modella caso per caso sugli obiettivi da raggiungere, sulla singola persona, gruppo, contesto e situazione;

non produce dipendenza, non usa farmaci, è compatibile con altre cure (psicoterapia breve strategica);

rispetta la persona, la sua morale e i suoi valori;

non impone la teoria di chi conduce l'intervento, né richiede particolari doti di introspezione o cultura; è il terapeuta/problem solver che si adatta al ‘linguaggio’
del paziente/cliente, e non viceversa;

si applica sia a singoli individui che a gruppi di persone, in diversi ambiti (personali e privati, educativi, manageriali), perché tutti noi siamo sempre in
relazione con noi stessi, con gli altri, con le situazioni;

fa scoprire nuovi orizzonti e punti di vista, permettendo alle risorse personali di esprimersi liberamente.

 

 


CENNI STORICI [torna su]

Le origini dell'approccio strategico risiedono nelle antiche tradizioni della retorica dei sofisti e dell’arte dello stratagemma cinese (Terapia breve Strategica, 1997 - Cavalcare la propria tigre, 2003), ovvero le antiche arti di risolvere situazioni apparentemente irrisolvibili mediante l'uso di stratagemmi e modi di comunicare suggestivi e persuasori.

In tempi più recenti l'approccio strategico è stato ripreso facendo propri i riferimenti concettuali degli studi sulla comunicazione di Gregory Bateson, degli sviluppi costruttivisti dell'epistemologia cibernetica (maturati da Heinz von Foerster ed Ernst von Glasersfeld), e degli studi di Milton Erickson sulla suggestione ipnotica. Si deve poi a Paul Watzlawick e ai ricercatori del Mental Research Institute ("Scuola di Palo Alto") l'opera di approfondimento e sistematizzazione dei principi applicativi della comunicazione nei suoi aspetti pragmatici e terapeutici.

La prospettiva di interventi fondato sull’uso di strategie terapeutiche in grado di condurre a rapide soluzioni delle problematiche umane è stato utilizzata secondo diverse formulazioni presso  vari istituti internazionali (Milwakee, Washington) che hanno portato a diversi esiti.

In particolare l'approccio strategico ha trovato una sua feconda e scientifica evoluzione nel Modello specifico sviluppato in Italia da Giorgio Nardone, che in collaborazione con Paul Watzlawick ha fondato nel 1987 il Centro di Terapia Strategica di Arezzo. Il lavoro congiunto e l'applicazione di un rigoroso metodo di ricerca empirico-sperimentale,  con il contributo degli studi di ricerca affiliati, hanno permesso di creare modelli evoluti di intervento clinico, applicato a specifiche forme di patologie (Psicoterapia Breve Strategica) e di Problem Solving, applicati in diversi contesti (Comunicazione e Problem Solving Strategico).

Il lavoro di ricerca-intervento ha prodotto e continua a produrre modelli di intervento mirati, sempre più efficaci, predittivi, ripetibili e trasmissibili. Al tempo stesso è stata operata una rigorosa sistematizzazione delle tecniche, dei criteri e delle logiche operative che ne ha permesso la diffusione.

La fecondità, l'efficacia e l'efficienza dell'approccio strategico è testimoniata dai successi ottenuti in migliaia di casi trattati, nonchè dalla produzione di numerose opere pubblicate e tradotte in molte lingue (vedi bibliografia), divenute ormai testi fondamentali. Tutto ciò ha reso il CTS di Arezzo il punto di riferimento internazionale per la ricerca e la messa a punto di strumenti operativi in campo clinico, nei contesti educativi, organizzativi, performativi e del coaching. 

Tra le tecniche di intervento evolute, l’ultima creazione denominata “dialogo strategico” (2004), è rappresentata dalla formulazione di una avanzata tecnologia di comunicazione orientata al cambiamento che, grazie alle rigorose sperimentazioni e all'utilizzo delle logiche "non ordinarie", permette di provocare già durante il dialogo del primo incontro quelle esperienze emozionali correttive che condurranno il paziente/cliente all’effettivo cambiamento delle sue prospettive e dei suoi comportamenti disfunzionali.

Attualmente al Centro di Terapia Strategica di Arezzo  fa capo una rete internazionale di 1.300 membri presenti in 32 paesi ( professionisti, enti pubblici e privati, Istituti di ricerca e formazione). La rivista pubblicata 'online' Brief Strategic and Systemic Therapy European Review (ISSN 1826-3992) è divulgata gratuitamente in tutto il mondo, per diffondere i contributi più significativi degli studiosi e ricercatori stimolando il più possibile le interazioni tra formazione, pratica, teoria e ricerca.

I ricercatori italiani (più di 120 studi) guidano oggi la ricerca strategica nella sua fase evoluta. Lo scopo è di costruire e perfezionare strumenti utili per produrre cambiamenti, applicabili sia per risolvere problemi umani, sia per costruire nuove abilità personali e relazionali, a livello di singoli individui e di gruppi. I risultati raggiunti in molti settori  sono davvero notevoli e prefigurano un vero passaggio da una fase di "arte" ad una fase di "tecnologia" evoluta del cambiamento.

Per saperne di più: